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I primi regni

Nel V secolo a.C. i territori dell’attuale Birmania erano al centro di intensi scambi commerciali tra Cina, India e Medio Oriente.

Nei secoli a seguire si affermarono 4 gruppi etnici principali:

  • Pyu: popolo originario del Tibet, insediatosi nella regione centrale dell’attuale Birmania nel corso del I secolo a.C.
  • Arakanesi: popolazioni provenienti dall’India orientale che s’insediarono nei territori dell’odierna Birmania occidentale (Stato Rakhine), nel corso del V secolo a.C. La regione raggiunse il massimo splendore nel corso del XVII secolo (Regno di Mrauk U);
  • Bamàr: gruppo etnìco originario dell’Himalaya. Nel corso del VIII e IX secolo d.C., i Bamar sconfissero i Pyu e s’insediarono nei territori dell’attuale Birmania centrale.
  • Mon: popolo insediatosi nella Bassa Birmania e nella Regione del Tenasserim nel corso del VIII secolo d.C.

Le Città-Stato Pyu

La popolazione Pyu, definita di etnia Tibeto-Birmana, furono i primi abitanti dell’odierna Birmania (Myanmar).

Secondo gli storici, tali popolazioni s’insediarono nei territori della Birmania centro-settentrionale intorno al V secolo a.C.

A partire dal II secolo a.C. sorsero i primi insediamenti urbani che progressivamente divennero delle vere e proprie municipalità autonome (città-stato), organizzate in una sorta di confederazione.

La cultura Pyu fu influenzata particolarmente dal commercio con l’India, da cui fu “importato” il Buddhismo.

Il calendario Pyu, basato sulla dottrina Buddista, rappresenta tutt’oggi il calendario ufficiale del Paese.

Gli storici ritengono che la scrittura utilizzata dalla civiltà Pyu – Brahmì o Brahami, scrittura di origine Indiana – rappresenti la base dell’attuale alfabeto Birmano.

Le città-stato Pyu sorsero nelle fertili pianure dei fiumi Chidwin, MuIrrawaddy. Si riportano di seguito le principali:

Beikthano

Situata nella Regione di Minbu (odierna Taungdwingyi, Birmania Centrale), Beikthano fu il primo insediamento Pyu.

Fondata nel corso del II secolo a.C., Beikthano fu realizzata all’interno di una cinta muraria a pianta rettangolare (dim. 3 x 1 km).

Maingmaw

Maingmaw, denominata anche Mong Mao, era situata nella Regione di Kyaukse (circa 30 km a sud di Mandalay, Birmania settentrionale).

La città fu realizzata all’interno di una doppia cinta muraria: quella esterna con pianta quadrata, mentre quella interna circolare.

Binnaka

Binnaka, situata nelle vicinanze di Maingmaw, fu realizzata con una struttura molto simile a quest’ultima.

Halin

Halin, denominata anche Halingyi, era situata nella fertile pianura compresa tra i fiumi Mu ed Irrawaddy (la città più settentrionale della civiltà Pyu).

Fondata intorno al 70 d.C., Halin fu realizzata all’interno di una cinta muraria a pianta rettangolare (dim. 3,2 x 1,6 km), caratterizzata da ben 12 porte di accesso (3 per lato).

Secondo gli storici, tale configurazione ha influenzato la progettazione di altre importanti capitali del sud-est asiatico, tra cui Bagan (XI secolo),  Sukhothai (XIII secolo) e Mandalay (XIX secolo).

Halin fu il centro principale fino al VII-VIII secolo, periodo in cui fu superata da Sri Ksetra.

Nell’832 d.C. la città fu invasa e saccheggiata dal Regno di Nanzhao (*)

(*) Nanzhao – pronuncia Nan Chao – fu un regno costituito da popolazioni di etnia Bai, insediato nell’odierno Yunnan (Cina Meridionale) durante l’VIII e IX secolo d.C.

La città fu definitivamente abbandonata intorno all’870 d.C.

Sri Ketra

Sri Ksetra – denominata anche Thaye Khittaya, che letteralmente significa “Campo di Gloria” – fu fondata 8 km a sud dell’odierna Pyay.

Fondata nel I secolo d.C., la città raggiunse il suo massimo splendore nel corso del VIII secolo d.C., periodo in cui fu proclamata capitale.

Sri Ksetra fu il più grande insediamento della civiltà Pyu.

La città, realizzata all’interno di una cinta muraria alta 4½ metri, interessava complessivamente una area di circa 1,400 ettari.

Nell’area meridionale della città furono costruiti monasteri, palazzi ed abitazioni, mentre la parte settentrionale fu utilizzata per la coltivazione del riso.

Situata lungo il corso dell’Irrawaddy, a circa 260 km dalla foce, Sri Ksetra fu un importante centro di scambi commerciali tra la Cina e l’India.

Le navi dei mercanti Indiani risalivano il fiume e commerciavano le merci più svariate con la popolazione Pyu ed i mercanti Cinesi.

Gli intensi traffici commerciali con l’India comportarono una “indianizzazione” della civiltà Pyu, in primis a livello religioso.

Inizialmente con l’Induismo e, successivamente, con la diffusione del Buddhismo Theravada (tutt’oggi religione ufficiale della Birmania).

Il declino

Le ripetute invasioni da parte del Regno di Nanzhao indebolirono sensibilmente le città-stato Pyu.

Le popolazioni di etnìa Bamar, provenienti dal Regno di Nanzhao (odierno Yunnan, Cina meridionale), s’insediarono alla confluenza dei fiumi Irrawaddy e Chindwin e fondarono la città di Bagan (denominata anche Pagan).

Il Primo Impero Birmano (1044-1287)

Nel 1044, Re Anawrahta fu proclamato sovrano del Regno di Bagan.

Dopo aver conquistato ed annesso il Regno Mon di Thaton (1057), Anawrahta proseguì l’espansione territoriale del regno, creando quello che gli storici definoscono il Primo Impero Birmano.

Devoto al Buddismo Theravada, il sovrano ordinò la costruzione di numerosi templi (*).

(*) Nel periodo compreso dall’XI al XIII secolo, solo a Bagan furono edificati più di 4,000 templi e palazzi.

Durante questo periodo storico, Bagan divenne il principale centro Buddista del sud-est asiatico.

Anawrahta è considerato uno dei più grandi sovrani della storia Birmana.

Anawrahta, infatti, non si limitò ad espandere territorialmente il proprio regno. Egli promosse una serie di riforme sociali che sono tutt’oggi considerate la base dell’attuale cultura Birmana.

A partire dalla seconda metà del XIII secolo, il Regno di Bagan cominciò un lento ed inesorabile declino.

Nel 1273, Re Narathihapate commise un grave errore: fece giustiziare i membri della spedizione inviata da Kubilai Khan, sovrano del potente Impero Mongolo.

In conseguenza di tale gesto, le orde mongole invasero e saccheggiarono il Regno di Bagan, costringendo Narathihapate alla fuga.

Il Regno Shan ed il Regno Mon approfittarono della situazione riconquistando i territori originari.

Il Regno Mon di Hanthawaddy (1287-1539)

Approfittando della caduta del Regno di Bagan, il principe Wareru del Regno di Sukhothai s’insediò nei territori della Bassa Birmania.

Wareru fondò un regno denominato Regno di Ramanya, in onore della divinità indiana Rama.

Il regno fu inizialmente una sorta di stato-vassallo del Regno di Sukhothai.

Successivamente, le popolazioni Mon ottennero l’indipendenza e costituirono una confederazione costituita da tre città-stato, stanziate a Pegu (odierna Bago), Martaban (odierna Mottama, Stato Mon, Birmania Meridionale) e nel delta dell’Irrawaddy.

Re Razadarit (1384-1422), sovrano del Regno di Pegu, unificò i tre stati e costituì il Regno di Hanthawaddy (con capitale Pegu).

Dopo aver unificato i territori Mon, il sovrano si concentrò contro i rivali storici: i Bamar, all’epoca insediati presso il Regno di Ava.

Nel corso del conflitto con i Birmani – “La Guerra dei 40 anni”, dal 1385 al 1424 – il Regno di Hanthawaddy sconfisse il Regno di Ava ed il Regno di Arakan (odierno Stato Rakhine, Birmania Occidentale).

Dal 1420 al 1530 Hanthawaddy fu il più potente e prosperoso regno della Birmania.

Durante tale periodo, Pegu divenne un importante centro di scambi commerciali ed uno dei principali centri Buddisti del sud-est asiatico.

Il Secondo Impero Birmano (1557-1636)

Nel corso dei due secoli successivi vi furono numerose battaglie per il controllo dei territori dell’odierna Birmania Centrale (*)

(*) in particolare tra il Regno Mon di Hanthawaddy ed una Confederazione di Stati Shan.

Quest’ultima, costituita da popolazioni di etnia Tai, comprendeva i potenti Stati di Mohnyin e Mogaung (odierno Stato Kachin, Birmanian settentrionale), e, in seconda battuta, gli Stati di Hsipaw e Momeik (odierno Stato Shan, Birmania nord-orientale).

Nel 1527, la Confederazione Shan conquistò e saccheggiò il Regno di Ava.

Gran parte della popolazione del regno (di etnia Bamar) si trasferì nel piccolo Regno di Toungoo, situato 290km a sud-est di Bagan.

Nel 1530, Tabinshwehti, appena quattordicenne, fu proclamato sovrano del regno.

Tabinshwehti (1530-1550), fondatore della Dinastia Reale di Toungoo, e, soprattutto, il grande Bayinnaung (1554-1581) crearono il Secondo Impero Birmano (con capitale Pegu).

Quest’ultimo, considerato il più vasto impero del sud-est asiatico, si estendeva dal Regno di Manipur (odierna India orientale) al Regno di Lan Xang (con capitale Vientiane, odierno Laos), dallo Stato Shan di Mogaung (odierno Stato Kachin, Birmania settentrionale) alla penisola Malese.

Il declino del Regno di Toungoo

Alla morte di Bayinnaung (1581) fu proclamato sovrano del Regno di Toungoo Nanda Bin (figlio del sovrano).

Quest’ultimo, a differenza del padre, non seppe gestire le ribellioni che caratterizzarono i territori del regno in quel periodo.

Nei primi tre anni del suo regno, gli Stati Shan (1582-83), il Regno di Ava (1584) ed il Regno di Ayutthaya (1584) si ribellarono e ottennero la totale indipendenza dal Regno di Toungoo.

Nel 1586 Nanda Bin sferrò una imponente offensiva contro il Regno di Ayutthaya, che si concluse in una disastrosa sconfitta.

Dopo aver riorganizzato le proprie truppe, nel 1590 il sovrano lancio due offensive: una nei territori settentrionali contro gli Stati Shan, ed un’altra contro i nemici storici del Regno di Ayutthaya.

Entrambe le campagne si conclusero con un “nulla di fatto”. Anzi.

Le truppe del Regno di Ayutthaya guidate da Naresuan sferrarono una serie di contro-offensive nei territori meridionali del regno (Regione del Tenasserim).

La prima nel 1591, nel corso della quale le truppe birmane subirono numerose perdite.

La seconda, risolutiva, nel 1594, a seguito della quale Pegu fu rasa al suolo.

Nanda Bin si rifugiò a Toungoo, dove, nel 1560, fu assassinato dal principe Natshinnaung.

Regno Restaurato di Toungoo (1599-1752)

Alla fine del XVI secolo, Nyaungyan Min (*), figlio del grande Bayinnaung e fratello minore di Nanda Bin, iniziò una lenta ma efficace ricostruzione del Regno di Toungoo.

(*) Nel 1581, Shin Thissa, uno dei 91 figli di Bayinnaung, fu proclamato governatore di Nyaunggyan, cittadina situata a sud di Ava.

Shi Thissa governò la città in modo esemplare, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Nyaungyan Min (Sovrano di Nyaungyan).

Dopo aver stipulato un’alleanza con il Regno di Arakan, Nyaungyan Min riconquistò i regni di Bagan ed Ava.

Nel 1600 si auto-proclamò sovrano del Restaurato Regno di Toungoo e trasferì la capitale ad Ava.

Negli anni successivi, Nyaungyan Min annesse alcuni dei principali Stati Shan (Mohnyin, Mogaung, Nyaungshwe, Bhamo e Mone)

Alla morte di Nyaungyan Min (1606) salì al trono il figlio maggiore, Anaukpetlun, che proseguì l’espansione territoriale del regno.

Nel 1610 furono riconquistate Pyay e Toungoo (*)

(*) Dopo aver assassinato il sovrano Nanda Bin, il principe Natshinnaung si era auto-proclamato sovrano del regno.

Nel 1613, dopo aver sconfitto gli Arakanesi ed i mercenari portoghesi di Felipe dei Brito, Anaukpetlun riprese il controllo di Thanlyin e Pegu (che fu proclamata capitale).

Durante il suo regno, caratterizzato da pace e prosperità, Anaukpetlun proposse una serie di importanti riforme sociali e politiche che furono successivamente utilizzate anche dai sovrani della Dinastia Konbaung (Terzo Impero Birmano)

Il Terzo Impero Birmano (1710-1824)

Nel 1740 le popolazioni Mon si ribellarono e costituirono quello che gli storici definoscono il “Il Regno Restaurato di Hanthawaddy”.

Tuttavia si trattò soltanto di un breve periodo.

Infatti, nel 1757 il sovrano Alaungpaya – fondatore della Dinastia Konbaung – riconquistò Pegu.

Re Alaungpaya rappresenta la terza ed ultima dinastia reale di etnìa Bamar (Konbaung).

Egli riunificò nuovamente il Regno, costituendo di fatto quello che viene definito il Terzo Impero Birmano.

Alla morte di Alaungpaya, il figlio Hsinbyushina sferrò una imponente offensiva contro i Siamesi.

Nel 1767 le truppe Birmane invasero e saccheggiarono Ayutthaya, capitale dell’omonimo regno.

Bodawpaya, fratello e successore di Hsinbyushin, sconfisse le truppe del Regno di Arakan e ne annesse i territori (attuale Birmania occidentale).

Gli Inglesi, connessi economicamente al Regno di Arakan, iniziarono a considerare l’Impero Birmano una seria minaccia per i loro proficui traffici commerciali nel sud-est Asia.

Prima Guerra Anglo-Birmana (1824-1826)

Il Primo Conflitto Anglo-Birmano iniziò nel 1824, quando le truppe dell’esercito Birmano invasero lo Stato di Assam (odierna India orientale, all’epoca amministrato dall’India Britannica) ed il Regno di Arakan (odierno Stato Rakhine, Birmania orientale).

In conseguenza di tale invasione, gli Inglesi attaccarono le truppe Birmane, costringendole alla resa.

Nel 1826 fu sottoscritto il Trattato di Yandabo, attraverso il quale l’Impero Inglese annesse ufficialmente il Regno di Arakan (Birmania occidentale) e la Regione del Tenasserin (odierno Stato Mon, Birmania meridionale).

Il Trattato fu sottoscritto con l’aiuto di un traduttore, il missionario americano Adoniram Judson (*)

(*) Adoniram Judson trascorse 40 anni in Birmania, divulgando la religione Battista.

Alla data odierna, la Birmania è il terzo Paese al mondo come numero di fedeli battisti.

Seconda Guerra Anglo-Birmana (1852-1857)

Il Secondo Conflitto Anglo-Birmano iniziò nel 1852, anno in cui il sovrano Pagan Min fece giustiziare due ufficiali della Marina Inglese.

In conseguenza di tale gesto, la flotta dell’Impero Britannico attaccò la flotta Birmana nel Golfo di Martaban.

Gli Inglesi occuparono il porto di Martaban e Yangon (Aprile 1852).

Dopo una violenta battaglia in prossimità della Shwemawdaw Pagoda, fu occupata Pegu.

Alla fine del conflitto, i territori del delta dell’Irrawaddy e gran parte della Birmania meridionale furono annessi all’Impero Britannico.

Il sovrano Pagan Min fu spodestato da Mindon Min, che fondò Mandalay (1857) e la proclamò capitale del regno.

Terza Guerra Anglo-Birmana (1878-1886)

Alla morte di Mindon Min (1878) fu incoronato Thibaw Min.

Quest’ultimo, spinto dalla moglie, fece giustiziare ben 79 ufficiali di corte, ritenuti dei “servitori non fedeli al sovrano”.

Questo fatto non passò inosservato all’opinione pubblica dell’epoca e, soprattutto, all’Impero Britannico.

Approffitando del malcontento generale che aleggiava intorno al sovrano, nel 1885 le truppe Inglesi sferrarono la terza offensiva.

In meno di 2 settimane conquistarono la capitale Mandalay e mandarono il sovrano Thibaw Min in esilio in India.

Nel 1886 la Birmania divenne ufficialmente una provincia subordinata ed amministrata dall’India Britannica.

Yangon, rinominata Rangoon dagli Inglesi, fu proclamata capitale.

Periodo coloniale (1886-1948)

Gli Inglesi amministrarono direttamente i territori della Birmania centrale, mentre agli Stati del Nord fu concessa una maggiore autonomia.

Durante il periodo coloniale migliaia di Indiani furono trasferiti in Birmania con il compito primario di «gestire l’ostile popolazione indigena» (*)

(*) nel 1927 la maggioranza della popolazione di Yangon era costituita da indiani!

L’amministrazione della Birmania si rivelò un’opera tutt’altro che facile, spesso a causa dell’arroganza ed ingnoranza degli ufficiali Inglesi, incapaci di rispettare le usanze della popolazione locale.

Un atteggiamento che nel corso degli anni si rivelò altamente controproducente.

La rivolta popolare

Agli inizi del XX secolo il malcontento popolare creò un comune e diffuso sentimento nazionalista.

Cominciarono a verificarsi le prime forme di protesta organizzata, spesso capeggiate dai monaci buddisti.

Uno di loro, U Wisara, arrestato durante una manifestazione di protesta, morì in carcere dopo 166 giorni di sciopero della fame.

Nel 1920 gli studenti dell’Università di Rangoon protestarono in massa per le strade della capitale (*).

(*) Gli studenti interloquivano tra loro chiamandosi “thakin” (maestro), in quanto si consideravano gli unici maestri della Birmania.

Nel 1936 un giovane thakin di nome Aung San – padre di Aung San Suu Kyi – fu espulso dall’Università di Rangoon per essersi rifiutato di rivelare i nomi degli autori di un articolo politico apparso in un quotidiano locale.

Il 1 Aprile 1937 la Birmania fu ufficialmente separata dall’amministrazione dell’India Britannica (pur rimanendo un colonia Inglese a tutti gli effetti).

Successivamente, fu costituito una Consiglio Legislativo con a capo un Primo Ministro Birmano (U Saw).

Occupazione Giapponese (1942-1945)

Aung San costituì un movimento per l’indipendenza della Birmania denominato “I Trenta Compagni”.

Fermamente deciso di liberarsi degli Inglesi, Aung San chiese aiuto e supporto dapprima alla Cina e, successivamente al Giappone, che accettò la richiesta.

Successivamente, numerosi membri del movimento, addestrati in Giappone, costituirono l’Esercito Nazionale Birmano (BNA, Burmese National Army).

Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il Primo Ministro Birmano, U Saw, dichiarò la Birmania un Paese neutrale.

Tuttavia, accusato di appoggiare segretamente i Giapponesi, U Saw fu costretto dagli Inglesi a dare le dimissioni.

Nel 1942 le truppe dell’Impero Giapponese invasero la Birmania.

Convinti di combattere per la loro indipendenza, i soldati dell’Esercito Nazionale Birmano si schierarono al fianco dei Giapponesi.

Tuttavia, i Giapponesi combattevano e decidevano autonomamente, snobbando l’Esercito Nazionale Birmano.

Nel 1942 Aung San contestò apertamente la condotta dei Giapponesi dichiarando «Ho chiesto aiuto e supporto al Giappone per salvare la mia gente, trattata come bestie da soma dagli Inglesi. Ma adesso siamo trattati peggio dei cani».

Nel Marzo 1945 l’Esercito Nazionale Birmano si schierò al fianco degli Alleati, distinguendosi per numerose operazioni dietro le linee nemiche.

Il loro apporto si dimostrò decisivo e due mesi dopo le truppe dell’Impero Giapponese furono costrette alla resa.

L’Indipendenza (1948)

Nel Gennaio del 1947 Aung San si recò a Londra dal Primo Ministro Inglese, Clement Attlee.

I due concordarono che entro un anno la Birmania sarebbe diventata un Paese indipendente.

Tornato in Birmania, nel Febbraio del 1947 Aung San incontrò i rappresentanti degli stati Shan, Chin e Kachin e fu sottoscritto l’Accordo di Panlong.

Tale accordo prevedeva che, nel caso in cui i gruppi etnìci minori non fossero stati tutelati ed adeguatamente rappresentati al governo, dopo 10 anni dalla formazione di quest’ultimo, tali gruppi sarebbero potuti uscire dal governo ed amministrarsi autonomamente.

Aung San costituì il “Partito Anti-Fascista per la Libertà del Popolo” che vinse nettamente le elezioni, conquistando ben 172 posti su 225 disponbili.

Il 19 Luglio 1947, all’età di 32 anni, Aung San e sei fedeli collaboratori furono uccisi a colpi di arma da fuoco.

Il posto di Primo Ministro fu preso da U Saw, ma soltanto per brevissimo tempo, in quanto poco dopo fu arrestato con l’accusa di aver organizzato l’agguato.

Aung San aveva più volte dichiarato di non voler militari al governo, motivo per il quale alcuni (molti) sostengono che l’omicidio fu organizzato con il supporto e/o tacìto consenso dell’esercito.

Tuttavia la morte di Aung San non fermò il processo di indipendenza della Birmania.

Nell’Ottobre del 1947, il Primo Ministro Inglese ed il successore di Aung San, U Nu, sottoscrissero un accordo per l’indipendenza della Birmania.

Ufficialmente, la Birmania proclamò la propria indipendenza il 4 Gennaio 1948.

Il Primo Governo Militare (1958-1960)

Sin da subito il neo-costituito governo di U Nu dovette confrontarsi con un Paese disintegrato, caratterizzato da conflitti etnìci e politici.

Le popolazioni di etnìa Shan, Chin e Kachin, che durante la Seconda Guerra Mondiale combatterono valorosamente al fianco degli Inglesi, non si fidavano della maggioranza Bamar al governo.

Il Partito Comunista uscì dalla coalizione di governo.

I musulmani dello Stato Rakhine si opposero alla costituzione del governo.

La popolazione Mon, considerata “la maggiormente integrata”, si rifiutò di collaborare con il governo.

Nel 1949 la Birmania fu in balìa di gruppi armati, spesso con scontri a fuoco anche in periferia di Yangon.

Dopo un periodo di assestamento, il governo cominciò progressivamente a prendere il controllo della situazione.

Tuttavia, verso la metà degli anni ’50 l’economia del Paese collassò.

Il Primo Ministro U Nu chiese ed ottenne il supporto dell’esercito e nel 1958 fu costituito un governo di transizione con a capo il Generale Ne Win.

Libero da compiti democratici, durante i 15 mesi del governo Ne Win furono realizzati considerevoli progressi, in particolare per quel che riguarda la sicurezza e l’ordine pubblico.

Gli storici considerano il primo governo militare «un successo, effettivo ed efficiente, in grado di ristabilire l’ordine in un Paese sull’orlo del collasso sociale, politico ed economico».

Il Regime Militare (1962-2010)

Nel Dicembre 1960 il partito di U Nu vinse nettamente le elezioni, sostenuto dalla maggioranza di fede buddhista del Paese.

Tuttavia le minoranze etniche e religiose del Paese si dissociarono da tale iniziativa.

In questa situazione di confusione socio-politica ne approfittarono i militari che, nel Marzo del 1962, effettuarono un Colpo di Stato.

Il Primo Ministro U Nu fu destituito, arrestato e, nel 1966, costretto ad un esilio forzato.

Il Gen. Ne Win costituì un “Consiglio Rivoluzionario” composto da 17 membri (gerarchi militari) e dichiarò pubblicamente «oggi inizia la marcia della Birmania verso il Socialismo».

Detto fatto. Le proprietà private furono confiscate dal regime militare, i partiti politici furono dichiarati illegali, i giornali stranieri furono messi al bando e gli aiuti internazionali, anche quelli umanitari, furono bloccati.

La Birmania fu isolata dal resto del mondo.

Soppressione nel sangue

Prima della Seconda Guerra Mondiale la Birmania era il principale esportatore di riso al mondo. Nel 1967 lo stesso Paese non era in grado di sfamare il proprio popolo.

Subito dopo il golpe, numerosi studenti universitari organizzarono una pacifica manifestazione di protesta.

I militari arrestarono gran parte degli studenti ed aprirono il fuoco ripetutamente, uccidendo più di 100 persone.

Nel 1974 ci furono diversi scioperi e manifestazioni di protesta contro il regime.

Il 24 Novembre 1974 morì a New York U Thant, autorevole personaggio politico Birmano, rispettato dal proprio popolo, nonchè Segretario Generale delle Nazioni Unite per 10 anni.

Il Gen. Ne Win ordinò che U Thant fosse sepolto senza alcun tipo di onoreficienza o cerimonia ufficiale.

A seguito di tale decisione si verificarono numerosi scontri tra civili e forze di sicurezza lungo le vie della capitale.

Nel 1981 Ne Win si ritirò ufficialmente dalla carica di Presidente della Repubblica Socialista Birmana, ma rimase a capo del Partito Socialista Birmano (l’unico partito politico del Paese).

Fu comunque soltanto un “cambiamento di facciata”. Come successore fu infatti nominato San Yu, figura fedele a Ne Win e saldamente “controllato” da quest’ultimo.

L’8 Agosto 1988 (8-8-88), migliaia di persone si rivoltarono nelle strade della capitale, chiedendo a gran voce la fine del regime militare.

Ancora una volta i militari soffocarono la protesta con la violenza e le armi.

Più di 3,000 persone furono uccise, altrettante furono arrestate. Molti giovani lasciarono il Paese.

Nel Settembre 1988 ci fu un altro Colpo di Stato – anche se molti sostengono che si trattò dell’ennesimo cambiamento di facciata orchestrato da Ne Win – che portò alla formazione di un “Consiglio di Stato per Ristabilire la Legge e l’Ordine” (Slorc) che promise lo svolgimento di elezioni entro 3 mesi.

Aung San Suu Kyi

In questo periodo si costituì un partito politico denominato Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) con a capo Aung San Suu Kyi, figlia dell’eroe nazionale Aung San.

Nel 1989, prima dello svolgimento delle elezioni, Aung San Suu Kyi fu costretta agli arresti domiciliari.

Lo stesso anno, la Giunta Militare cambiò il nome ufficiale del Paese in Myanmar.

Nel 1990 NLD stravinse le elezioni nazionali (72,6%). Tuttavia i militari bloccarono le normali procedure politiche, ed imposero un decreto attraverso il quale una nuova Costituzione doveva essere approvata a priori da un Referendum Nazionale.

Nell’Ottobre del 1990 i militari fecero irruzione nelle sedi del NLD ed arrestarono i principali membri del partito.

Nonostante le continue azioni oppressive della giunta militare, nel 1996 NLD organizzò un congresso a cui furono invitati tutti i membri del partito.

Accorsi in massa, centinaia di partecipanti furono arrestati dai militari.

A Saung San Suu Kyi fu prorogata la detenzione agli arresti domiciliari e le fu vietato di intrattenere ospiti nella propria residenza.

Nel 2003 fu nominato Primo Ministro Khin Nyunt, temuto personaggio a capo dei servizi segreti (denominato “Il Principe delle Tenebre”).

L’anno successivo Khin Nyunt fu dismesso e successivamente incarcerato per motivi mai resi pubblici.

Il suo posto fu preso dal Gen. Than Shwe.

Quest’ultimo, nonostante dichiarazioni tipo «…il mio compito principale è amministrare il Paese durante questo periodo di transizione verso la democrazia», in realtà la sua attività fu incentrata in particolare sull’acquisto di armamenti da Russia e Corea del Nord.

Nel 2005 Than Shwe trasferì la capitale a Naypyidaw, situata 320 km a nord di Yangon.

Una città costruita dal nulla, costata più di 4 bilioni di dollari, caratterizzata da uno stile tipicamente “sovietico”.

Photo by Htoo Tay Zar [CC BY-SA 3.0], from Wikimedia Commons

La Rivoluzione Zafferano

Il 5 Settembre 2007, una protesta capeggiata dai monaci finì ancora una volta nel sangue.

I monaci costituirono un movimento denominato “Alleanza di Tutti i Monaci della Birmania” (ABMA, All Burma Monks Alliance).

Due settimane dopo il movimento organizzò numerose manifestazioni di protesta nelle principali città del Paese.

Il 24 Settembre 2007 più di 50,000 persone marciarono per le strade di Yangon in quella che fu definita la “La rivoluzione Zafferano” (*)

(*) così chiamata per il colore delle vesti dei molti monaci che vi presero parte attivamente.

Il 26 Settembre, ancora una volta, l’esercito cercò di reprimere la protesta a colpi di arma da fuoco: 31 persone furono uccise (tra cui un fotografo Giapponese) e più di 3,000 furono incarcerate.

Come se non bastasse, i militari iniziarono a setacciare i monasteri ed incarcerare i monaci ritenuti “contro il regime”.

Photo by Racoles (Monks Protesting in Burma) [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

Ciclone Nargis

Il 2 Maggio 2008 il ciclone Nargis devastò la zona del delta dell’Irrawaddy e Yangon, uccidendo più di 138,000 persone.

Due giorni dopo il ciclone, nonostante 2,5 milioni di persone fossero senza acqua e cibo, il governo fece svolgere il Referendum per poter approvare la nuova Costituzione.

Alcuni giorni dopo il governo dichiarò che il 92% dei votanti diede il proprio assenso.

La Costituzione del 2008

La Costituzione del 2008 suddivise la Birmania da un punto di vista amministrativo in 7 Regioni, 7 Stati (Chin, Kachin Kayah, Kayin, Mon, Shan e Rakhine) e 6 enclave autonome (Danu, Kokang, Naga, Palaung, Pa-O e Wa).

L’Assemblea Legislativa di ogni Stato e Regione dev’essere composta da almeno il 25% da militari.

Considerato che per poter modificare la Costituzione serve una maggioranza superiore al 75%, si evince chiaramente che la Costituzione non può essere modificata senza l’assenso dei militari.

Il percorso verso la democrazia

Nel 2010 le elezioni per costituire l’Assemblea Legislativa Nazionale sono state vinte dal partito dei militari.

Il Partito Democratico (NLD) ha volutamente boicottato le elezioni, ritenute non attendibili (come confermato dalla Nazioni Unite).

A seguito delle numerose “pressioni internazionali”, lo stesso anno la Giunta militare ufficializzò la fine degli arresti domiciliari per Aung San Suu Kyi (dopo 22 anni, dal 1988 al 2010).

Nel 2011, l’ex Generale e Primo Ministro Thein Sein è stato nominato Presidente dell’Unione della Myanmar.

Quest’ultimo ha dichiarato di voler effettuare «importanti riforme politiche e sociali per il Paese».

Nel 2012, dopo aver incontrato Aung San Suu Kyi, Thein Sein liberò numerosi prigionieri politici e promosse alcune leggi per la liberalizzazione dell’economia.

A seguito di questi provvedimenti, alcune delle principali sanzioni economiche imposte da USA ed altri Stati occidentali sono state rimosse.

L’8 Novembre 2015 si sono svolte le prime elezioni generali libere dal 1990, vinte nettamente dalla Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi.

Nel Febbraio 2016 è stato convocato per la prima volta dopo 25 anni il Parlamento eletto dal voto popolare.

Tuttavia, pur avendo stravinto le elezioni, Aung San Suu Kyi non può diventare presidente della Birmania.

La costituzione Birmana, infatti, le vieta tale incarico in quanto ha familiari stranieri (i suoi due figli hanno passaporto britannico).

Il 15 Marzo 2016 è stato eletto presidente della Birmania l’economista Htin Kyaw, primo presidente civile dopo 50 anni di regime militare, compagno di scuola e strettissimo collaboratore di Aung San Suu Kyi.

Aung San Suu Kyi è stata nominata Ministro degli Esteri (unica donna presente al governo).

L’odissea dei Rohingya

Nello Stato di Rakhine vive una minoranza di religione islamica, i Rohingya, gruppo etnìco non riconosciuto dal governo Birmano.

Considerati una delle minoranze più perseguitate al mondo, secondo Amnesty International, la popolazione Rohingya è sottoposta a continue violazioni dei diritti umani da parte della dittatura militare birmana dal 1978.

I Rohingya non possono avere cittadinanza birmana, non possono possedere terreni, non possono avere più di due figli e per spostarsi all’interno del Paese devono dapprima ottenere un permesso ufficiale.

In conseguenza di queste condizioni “discriminatorie” (una vera e propria persecuzione), molti sono fuggiti nei Paesi limitrofi (Bangladesh, Thailandia e Malesia in primis).

Nonostante le varie promesse fatte pubblicamente, il governo Birmano continua tutt’oggi la sua politica discriminatoria nel confronti dei Rohingya.

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