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Cosmologia dell’Induismo

La creazione dell’Universo

La tesi relativa alla creazione dell’universo varia a seconda del periodo storico.

In particolare, i Veda più antichi fanno riferimento a Purusha, definito letteralmente “L’Uomo Cosmico”, sacrificato dagli dèi per la creazione dell’Universo. Purusha sacrifica una parte di sé per dare origine all’umanità e all’universo.

Nel Brahmanesimo Purusha è sostituito da Prajapati (“Il Sacerdote Cosmico”).

Quest’ultimo, unico essere dell’universo, divise se stesso creando un uomo ed una donna, dando inizio alla vita sulla Terra (*)

(*) Prajapati, infatti, è denominato il “Signore di tutte le creature”.

Con la redazione dei Purana, il ruolo di Creatore dell’Universo è affidato a Brahma.

Rispetto a Prajapati, Brahma non è una divinità suprema, ma rappresenta uno dei tre aspetti della divinità suprema (Trimurti).

Nell’Induismo, l’universo è una realtà destinata a scomparire temporaneamente (*), fino al momento in cui sarà creato un nuovo universo (Sarga).

(*) l’universo è soggetto ad un periodo di latenza, di non manifestazione, denominato “Avyakta”

Questi cicli di distruzione-creazione sono opera della Divinità Suprema, denominata con l’appellativo di Bhagavat o Svayambhu.

L’Uovo Cosmico

Secondo la cosmografia esposta nei Purana, l’intero universo si trova circoscritto dal guscio – Andakataha – dell’Uovo Cosmico, denominato Brahmanda (che in Sanscrito significa letteralmente “L’Uovo di Brahma”). Quest’ultimo ha un diametro di 500 milioni di Yojana (*)

(*) antica unità di lunghezza adottata nel subcontinente indiano, corripondente a 13 Km.

Dopo essere rimasto per un secolo nell’uovo d’oro, Brahma lo rompe e fuoriesce, creando nella parte superiore dell’uovo il mondo celeste, nella parte inferiore la Terra e in mezzo lo spazio, l’etere.

Secondo tale teoria, pertanto, tutto l’universo coincide con l’Uovo Cosmico.


Isole e Oceani Cosmici

Rappresentazione orrizontale

Nei Purana – Vishnu Purana – la Terra è rappresentata come un disco piatto che si allarga progressivamente, raddoppiando le proprie dimensioni, in sette cerchi concentrici. Questi cerchi sono denominati “Dvipa”, termine che in Sanscrito significa letteralmente “Isola”.

In particolare, partendo dal centro, procedendo verso l’esterno:

  1. Jambudvipa rappresenta l’isola più interna, al centro della quale sorge il Monte Meru, dimora delle principali divinità della mitologia Induista. Jambudvipa ha un diametro di 100.000 Yojana.
  2. Plaksdvipa (larga 200.000 Yojana)
  3. Salmaladvipa (larga 400.000 Yojana)
  4. Kusadvipa (larga 800.000 Yojana)
  5. Krauncadvipa (larga 1.600.000 Yojana)
  6. Sakadvipa (larga 3.200.000 Yojana)
  7. Puskaradvipa, l’isola più esterna (larga 6.400.000 Yojana)
Questi sette cerchi (Isole) sono separate tra loro da altrettanti cerchi di uguale dimensione (Oceani Cosmici), come di seguito specificato:
  1. Lavanoda, oceano costituito da acqua salata, largo 100,000 Yojana
  2. Iksura, oceano costituito da succo di zucchero di canna, largo 200,00 Yojana
  3. Suroda, oceano di vino, largo 400,000 Yojana
  4. Grthoda, oceano di burro, largo 800,000 Yojana
  5. Dadhyoda, oceano di cagliata, largo 1,600,000 Yojana
  6. Ksirosda, oceano di latte, largo 3,200,000 Yojana
  7. Svadudaka, oceano di acqua dolce, largo 6,400,000 Yojana

Rappresentazione verticale

Oltre alla rappresentazione “orrizontale”, nella cosmologia Induista esiste anche una rappresentazione “verticale” dell’universo.

In particolare, secondo quanto esposto nei Purana, esistono sette regni (Loka), come di seguito specificato (partendo dal basso):

  • Bhurloka (la Terra), il regno dove sono collocate le sette isole (Dvipa). Bhurloka comprende la dimora degli dei (Svarga, il Paradiso) e, sotto la superifice terrestre, i sette inferi (Patala, il Regno dei Morti)
  • Bhuvahloka, il regno del Sole (Savitr)
  • Svarloka, il regno dei corpi celesti: Buddha (Mercurio), Sukra (Venere), Angarika (Marte), Brhaspati (Giove), Sani (Saturno), Saptarsi (la Costellazione dell’Orsa Maggiore) e Dhruva (La Stella del Nord).

Quest’ultima è immobile sul monte Meru, mentre le altre stelle ed i corpi celesti ruotano attorno alla Terra trainati da carri.

I primi tre “regni” vengono distrutti alla fine di ogni Kalpa, ovvero quando inizia “la notte di Brahma”, per essere nuovamente generati al nascere del suo giorno (*)

(*) un kalpa è un termine Sanscrito che indica un Ciclo Cosmico o Giorno di Brahma (vedi punto successivo)

Al di sopra di questi regni ci sono Mahasloska, regno considerato “intermedio” (in quanto pur svuotandosi degli esseri non viene distrutto alla fine del Ciclo Cosmico), Janaloka, Tapasloka e Satyaloka.

Quest’ultimi tre regni, definiti “non-generati”, costituiscono il Brahmaloka (Il Regno di Brahma), i mondi in cui vive il Creatore dell’Universo.


Il Tempo Cosmico

Nell’Induismo il tempo è caratterizzato da una serie di cicli, denominati Cicli Cosmici o Ere Cosmiche. Quest’ultime si ripetono sistematicamente, interrotte soltanto dal periodo di latenza (Samhrti), periodo in cui tutto l’universo è riassorbito nella notte cosmica, fino ad una nuova creazione da parte di Brahma.

L’unità di misura del tempo cosmico è l’anno divino, che corrisponde a 360 volte quello solare tradizionale, come di seguito specificato:

Nell’Induismo il tempo è caratterizzato da una serie di cicli, denominati Cicli Cosmici o Ere Cosmiche.

Quest’ultime si ripetono sistematicamente, interrotte soltanto dal periodo di latenza (Samhrti), periodo in cui tutto l’universo è riassorbito nella notte cosmica, fino ad una nuova creazione da parte di Brahma.

L’unità di misura del tempo cosmico è l’anno divino, che corrisponde a 360 volte quello solare tradizionale, come di seguito specificato:

  • 1 anno divino (Divya) = 360 anni solari (circa 131,400 giorni)
  • 12,000 anni divini corrispondono ad un Maha-Yuga (pari a 4,320,000 anni solari)
Ogni singolo Maga-Yuga è suddiviso in quattro Yuga:
  • Krta-Yuga, con una durata di 4,000 anni divini (1,440,000 anni solari);
  • Treta-Yuga, con una durata di 3,000 anni divini (1,080,000 anni solari);
  • Dvapara-Yuga, con una durata di 2,000 anni divini (720,000 anni solari);
  • Kali-Yuga, con una durata di 1,000 anni divini (360,000 anni solari).

1,000 Maha-Yuga rappresentano un Kalpa o Ciclo Cosmico (pari a 4,320 milioni di anni solari)

La durata dell’universo (Giorno di Brahma), come il periodo della sua latenza (Notte di Brahma), corrisponde ad un Kalpa.

La vita di Brahma è pari a cento di questi cicli cosmici (giorno/notte), circa 311.040 miliardi di anni solari.

La Legge del Karma

Il termine Karma in Sanscrito significa letteralmente “azione, atto”(*)

(*) Nei Veda il termine Karma indica “un rituale correttamente eseguito”.

Nell’Induismo e nel Buddismo, il Karma si basa sul principio di “causa-effetto”, secondo il quale ogni essere senziente fruisce delle conseguenze morali che derivano da ogni sua azione e/o comportamento.

Un azione virtuosa volontaria genera una o più rinascite positive, mentre un’azione non virtuosa volontaria (che produce sofferenza) genera rinascite negative.

Il Karma, dunque, vincola tutti gli esseri senzienti al Samsara (Ciclo delle Rinascite) poiché tutto ciò che l’essere farà, si ripercuoterà nelle vite future.

Le Upanisad Vediche (*) specificano che «Ogni uomo è il padrone del proprio destino, in vita e dopo la morte»

Ogni individuo può aspirare alla “Via degli Dei”  – Devayana – solo conducendo una vita ascetica, rinunciando alla cose materiali e mondane»

(*) Le Upaniṣad Vediche sono dei testi religiosi e filosofici in Sanscrito, redatti nel periodo compreso dal IX secolo al IV secolo a.C. Trasmesse per via orale, le Upanisad furono trascritte per la prima volta nel 1656, anno in cui il sultano musulmano Dara Shikoh (1615-1659) ordinò la traduzione dal Sanscrito al Persiano.

NB: Nel Buddismo, il ciclo delle rinascite può essere interrotto soltanto attraverso il raggiungimento dell’Illuminazione (Bodhi). Con l’estinzione del debito karmico, l’uomo non sarà più vincolato al Samsara e potrà raggiungere il Nirvana.

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