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Museo di Guerra Saigon

Originariamente denominato “Museo dei Crimini di Guerra Cinesi ed Americani”, il Museo di Guerra Saigon è situato in centro a Saigon nelle vicinanze della Palazzo della Riunificazione. Vedi Mappa

Il complesso annovera testimonianze della Prima Guerra d’Indocina e, soprattutto, della Guerra del Vietnam, una rassegna delle atrocità commesse in questo angolo del sud-est asiatico.

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Visita del Museo

L’area esterna del Museo di Guerra Saigon, situata di fronte all’ingresso principale, è caratterizzata da alcuni veicoli militari, elicotteri, aerei e pezzi d’artiglieria utilizzati dagli americani durante il conflitto.

Le torture

A fianco dei mezzi militari c’è un settore riservato alle prigioni delle isole di Phu Quoc e Con Son.

Una serie di testimonianze terrificanti: dalla ghigliottina utilizzata dai Francesi alle – tristemente – famose “gabbie delle tigri” utilizzate dai sud-vietnamiti.

Questo settore del complesso comprende inoltre una documentazione fotografica delle torture usualmente perpetrate nei confronti dei malcapitati (la maggior parte dei quali guerriglieri comunisti).

L’orrore della guerra

All’interno, il piano terra è dedicato ai numerosi movimenti pacifisti e di protesta contro l’intervento americano in Vietnam.

Al piano superiore sono esposte una serie fotografie e documentari che fanno letteralmente rabbrividire, una vera e propria Galleria degli Orrori.

Foto che testimoniano l’effetto dei bombardamenti con il Napalm ed altri agenti chimici (tra cui l’Orange, la sostanza chimica largamente utilizzata dagli americani come defoliante) sulla popolazione vietnamita, in particolare sui bambini.

Una sala adiacente espone invece le foto dell’atroce massacro del villaggio di My Lai, compiuto dagli americani il 16 Marzo 1968 (parzialmente documentato da alcune scene del film “Platoon”), durante il quale 504 vietnamiti – tra cui anziani, donne e bambini – furono massacrati dalla Compagnia Charlie.

Nonostante il silenzio imposto dai vertici militari, il co-pilota Hugh Thompson Jr. (che quel giorno cercò di portare in salvo alcune donne e bambini), rientrato in America, riferì dell’accaduto ai principali quotidiani.

L’indignazione e condanna per un atto così atroce diede luogo ad un’inchiesta che portò alla luce altri crimini effettuati dalle truppe americane in Vietnam.

Con riferimento specifico al massacro di My Lai, il tenente William Calley, comandante del 1° Plotone, fu giudicato colpevole dell’omicidio di 22 civili disarmati e condannato all’ergastolo.

L’ufficiale, che ovviamente non operò da solo, fu ritenuto responsabile del massacro perpetrato dai suoi uomini.

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